
Quale potrebbe essere il futuro della circolazione delle auto storiche?
La circolazione delle auto storiche e gli ecocarburanti
Se possiedi un’auto d’epoca e negli ultimi anni hai cominciato a guardarti le spalle ogni volta che senti parlare di nuove normative ambientali, sappi che non sei il solo. La preoccupazione è reale, comprensibile, e accomuna migliaia di appassionati in tutta Italia e non solo. Eppure c’è una buona notizia per te: i carburanti alternativi, tra cui gli e-fuel e i biocarburanti di nuova generazione, potrebbero essere la chiave per far convivere il patrimonio motoristico storico con le sfide ambientali del nostro tempo.
E-fuel e biocarburanti: cosa sono?
Prima di andare avanti, vale la pena chiarire la terminologia, perché colloquialmente questi due termini vengono spesso usati in modo intercambiabile; il che crea non poca confusione.
Gli e-fuel, detti anche carburanti sintetici o electrofuel, vengono prodotti in laboratorio combinando idrogeno verde e CO₂ catturata direttamente dall’atmosfera. Quando bruciano in un motore, rilasciano la stessa quantità di anidride carbonica che era stata prelevata per produrli, rendendo l’inquinamento teoricamente pari a zero.
I biocarburanti, invece, derivano dalla lavorazione di materia organica. Quelli di prima generazione, si ottengono da colture come la palma da olio o la soia, con tutti i problemi legati all’uso di coltivazioni intensive. Quelli di seconda generazione, molto più interessanti sotto il profilo ambientale, vengono ottenuti da scarti vegetali non alimentari, come legno, erbacce e residui di potatura, attraverso processi chimici che estraggono gli idrocarburi contenuti. La CO₂ emessa durante la combustione è bilanciata da quella assorbita dalle piante nella loro crescita, generando un ciclo quasi neutro. I test effettuati dall’Automotoclub Storico Italiano (ASI) mostrano che le emissioni allo scarico non aumentano e restano comparabili alle benzine tradizionali, mentre il bilancio netto di CO₂ può ridursi dell’80 %
Entrambe le categorie condividono una caratteristica fondamentale per il mondo delle vetture storiche: sono chimicamente compatibili con i motori a combustione interna tradizionali. Nessuna modifica al propulsore, nessun intervento sulla meccanica originale. Si versano nel serbatoio e si parte. Ad oggi, per le auto d’epoca la soluzione più concreta sono le biobenzine di seconda generazione; gli e‑fuel rappresentano una prospettiva futura ma non sono ancora commercialmente disponibili.
La prova che ha attraversato l’Italia: la Lancia Flaminia
Le parole possono convincere, ma i fatti sono ciò che testimonia a tutti gli effetti l’impatto di questi nuovi tipi di carburanti; e la testimonianza più eloquente degli ultimi mesi arriva direttamente dall’ASI, che ha promosso un’iniziativa tanto semplice, quanto potente nel messaggio: far percorrere quasi 2.000 chilometri a una Lancia Flaminia GT Touring del 1967, alimentata esclusivamente a biocarburante, da Torino fino a Palermo. Potete in oltre seguire l’intero percorso a tappe sul profilo instagram ufficiale dell’ASI.
La vettura scelta non è certo un’auto qualunque. La Flaminia GT Touring è una delle granturismo più eleganti mai prodotte in Italia, equipaggiata con un motore Lancia 823.00, un’architettura meccanica figlia di un’epoca in cui la parola “sostenibilità” non esisteva nel vocabolario automobilistico. Eppure, dal 16 al 20 aprile 2026, questa icona ha attraversato la penisola in cinque giorni e sette tappe, toccando Modena, Siena, Bracciano, Napoli, Cosenza e Catania, consumando circa 320 litri di bio-benzina.
Il programma fa parte dell’iniziativa ASI Net‑Zero Classic, sviluppata con il supporto delle università di Firenze, Bologna, Trieste e del Politecnico di Milano, per verificare l’efficacia dei biocarburanti sulle auto d’epoca. I primi dati sono incoraggianti: durante il test‑drive da 10 000 km gli ingegneri hanno rilevato che non ci sono variazioni negative di performance o consumo, mentre le emissioni di monossido e idrocarburi diminuiscono.
Il futuro normativo: perché questi carburanti cambiano le regole del gioco
Una delle paure più diffuse tra i proprietari di automobili storiche è quella dei blocchi alla circolazione. Le ZTL si espandono, le città introducono restrizioni sempre più stringenti per i veicoli più inquinanti, e chi possiede una vettura storica si trova spesso a chiedersi fino a quando potrà godersela senza dover fare i conti con divieti e sanzioni.
I carburanti alternativi aprono uno scenario completamente diverso. Un motore storico alimentato con un biocarburante di seconda generazione, o con un e-fuel sintetico, produce emissioni significativamente inferiori rispetto alla benzina tradizionale. Questo significa che il principale argomento usato per giustificare i blocchi, ossia l’inquinamento, perde buona parte della sua forza nel momento in cui il carburante cambia.
Sul fronte normativo europeo, il riconoscimento degli e-fuel come alternativa sostenibile è già stato formalizzato. I biocarburanti avanzati, pur trovandosi in una posizione più articolata dal punto di vista regolatorio sono comunque al centro di un dibattito attivo che potrebbe portare a sviluppi favorevoli.
Moltissimi enti statali come l’ASI o il ministero dei trasporti stesso, infatti appoggiano e incentivano la produzione di biocarburanti in quanto il tema dell’inquinamento atmosferico è ormai da anni centrale nel dibattito socio-politico di tutte le nazioni.
Devi quindi modificare la tua auto?
No. I biocarburanti di seconda generazione e gli e-fuel sono formulati per essere cosiddetti drop-in, ovvero intercambiabili con la benzina tradizionale senza richiedere alcun intervento sul sistema di alimentazione del veicolo. Non serve rimappare la centralina e non servono nuovi iniettori, carburatori o guarnizioni particolari.
La Lancia Flaminia del 1967 ne è la dimostrazione pratica più credibile possibile: un motore progettato quasi sessant’anni fa, restaurato secondo le specifiche originali, ha macinato quasi 2.000 km senza un singolo problema riconducibile al carburante. Se funziona su una granturismo degli anni Sessanta, è ragionevole aspettarsi che funzioni anche sul tuo classico, a prescindere dalla marca o dall’anno di produzione.
Una nota di cautela: l’etanolo ad alta concentrazione è un discorso diverso, ed è bene non fare confusione. Certi biocarburanti di prima generazione ad alta percentuale etanolica possono essere corrosivi per le guarnizioni e i componenti dell’impianto di alimentazione delle vetture d’epoca. I biocarburanti di seconda generazione come la Sustain Classic 80 sono invece formulati proprio per evitare questo problema. Come sempre, prima di fare il pieno è bene verificare la specifica del prodotto.
Dove si possono trovare questi biocarburanti?
Durante il road-tour, i rifornimenti di bio-benzina sono avvenuti presso le sedi dei club ASI lungo il percorso, sono ancora poco diffuse le stazioni di servizio che forniscono questo tipo di carburante. Questo è il principale ostacolo pratico che non consente, per ora, un utilizzo diffuso.
Gli e-fuel sintetici, prodotti principalmente in Germania e nei paesi nordici, sono ancora più rari e costosi.
Tuttavia, la direzione è tracciata. In Germania e Svezia le bio-benzine per veicoli classici sono già reperibili presso distributori specializzati. In Italia, ENI ha avviato una rete di distribuzione di HVO (un biocarburante per motori diesel) che conta già decine di punti vendita sparsi per l’Italia.
Una questione di patrimonio, non solo di motori
C’è un aspetto che va oltre la chimica dei carburanti e le scadenze normative, e che chi ama le auto storiche conosce bene. Una vettura classica non è semplicemente un mezzo di trasporto: è una testimonianza di design, ingegneria e cultura. La materializzazione di un’epoca, di uno stile di vita, di un modo di pensare l’automobile che oggi non esiste più. Toglierle dalla strada segregandole in musei o collezioni private significherebbe cancellare una parte tangibile della nostra storia e privare ai più anche solo di poterle guardare sfrecciare per strada.
I carburanti alternativi, siano essi biocarburanti avanzati o e-fuel sintetici, offrono la possibilità concreta di preservare questo patrimonio nel pieno rispetto dell’ambiente. Non è un compromesso al ribasso: è una soluzione intelligente che permette di guardare al futuro senza voltare le spalle al passato; in oltre una macchina storica percorre in media 1000/2000 km l’anno, risultando molto meno impattante sull’ambiente di una comune utilitaria.
Il momento di informarsi, non di preoccuparsi
Se possiedi un veicolo classico, le notizie sono incoraggianti. I biocarburanti di seconda generazione e gli e-fuel non sono fantascienza, sono realtà in fase di consolidamento. I test sul campo lo dimostrano, le istituzioni li stanno prendendo sul serio e il mercato si sta attrezzando per supportarne la diffusione.
Nel frattempo, la cosa più utile è restare aggiornati, fare riferimento ad associazioni come l’ASI e ai professionisti del settore, e continuare a godersi la propria auto d’epoca con la consapevolezza che il futuro, almeno in questo caso, non ti obbligherà a metterla fuori gioco.
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